La situazione dei cristiani in Israele è peggiorata notevolmente negli ultimi anni e, nell’attuale contesto di guerra, la loro vulnerabilità è aumentata. Sebbene i cristiani rappresentino una piccola minoranza nella regione, devono far fronte a crescenti atti di violenza e molestie, in particolare da parte di alcuni gruppi ebrei ultra-ortodossi. Questi atti includono vandalismo nelle chiese, attacchi fisici e molestie verbali come sputi e insulti, soprattutto nei confronti di sacerdoti e pellegrini cristiani nei luoghi santi di Gerusalemme.
Dall’inizio dell’attuale conflitto tra Israele e Hamas, la situazione è peggiorata. A Gaza, la piccola comunità cristiana di circa mille persone si trova ad affrontare una minaccia esistenziale a causa dei bombardamenti e delle continue violenze. Vengono segnalati attacchi contro proprietà cristiane, come il bombardamento di un ospedale cristiano che ha causato numerose morti. La comunità cristiana teme la sua scomparsa a causa degli spostamenti forzati e dell’emigrazione causata dall’insicurezza.
In Israele, le tensioni politiche e religiose hanno esacerbato l’ostilità verso i cristiani, in parte a causa dell’aumento del nazionalismo estremo. Nonostante le condanne di alcuni leader religiosi ebrei, la violenza continua e i cristiani, soprattutto il clero, si sentono sempre più emarginati. Inoltre, non sempre le autorità agiscono in modo efficace per proteggere queste comunità o punire i responsabili.
Questo clima di ostilità, insieme alle distruzioni causate dalla guerra, ha fatto sì che molti cristiani sentissero che il loro futuro nella regione fosse incerto, portandoli a considerare l’emigrazione come l’unica soluzione.

