Cristiani perseguitati: Africa e Asia concentrano l’aumento della violenza religiosa nel 2026

La persecuzione contro i cristiani continua ad intensificarsi in varie regioni del mondo, soprattutto nell’Africa sub-sahariana e in Asia, dove milioni di credenti affrontano violenze, discriminazioni e restrizioni a causa della loro fede. L’edizione 2026 della World Persecution List rivela che più di 388 milioni di cristiani soffrono alti livelli di persecuzione o discriminazione, una cifra che segna un nuovo record.

Uno dei dati più significativi del rapporto è l’aumento dei Paesi classificati come aventi persecuzione estrema, passati da 13 a 15. La Corea del Nord si mantiene al primo posto come Paese più pericoloso per professare il cristianesimo, seguita da Somalia, Yemen e Sudan. In queste nazioni, riunirsi per pregare, possedere una Bibbia o condividere la fede può portare all’arresto, all’aggressione o addirittura alla morte.

Il rapporto mette in guardia anche sul deterioramento della situazione in diversi paesi africani. In Nigeria, ad esempio, gli attacchi di gruppi armati contro le comunità cristiane continuano a provocare sfollamenti forzati e numerose vittime civili. Intanto, in regioni dell’Asia come India e Pakistan, persistono pressioni sociali, accuse di blasfemia ed episodi di violenza contro chiese e famiglie cristiane.

Le organizzazioni dedite alla difesa della libertà religiosa avvertono che la persecuzione non si limita più agli atti violenti. In molti luoghi assume forme più silenziose, come la sorveglianza statale, la discriminazione sul lavoro, l’esclusione educativa o il divieto di costruire templi, misure che limitano progressivamente l’esercizio della fede.

In questo contesto, diversi organismi internazionali hanno ribadito l’appello a rafforzare la tutela della libertà religiosa e dei diritti umani fondamentali, sottolineando che la difesa di questo diritto va a beneficio di tutte le persone, indipendentemente dal loro credo.

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