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I cristiani perseguitati in Afghanistan sono "ignorati" dall'Unione Europea

Carlo Fidanza, deputato italiano al Parlamento europeo e copresidente del suo Intergruppo sulla libertà di religione e di credo, si è pronunciato contro la risoluzione adottata il 16 settembre, che riflette l’indifferenza generale dell’Europa nei confronti dei cristiani.

“Questa risoluzione dimostra ancora una volta la colpevole disattenzione dell’Europa, non solo verso i cristiani afghani, che sono completamente ignorati dal testo, ma verso i cristiani in generale”, ha affermato il deputato.

“Come ho notato in precedenza a proposito del rifiuto della creazione di una Giornata europea per la libertà religiosa, è preoccupante che ora sia considerato normale che scenda il silenzio sulla tragedia affrontata dai cristiani perseguitati“, ha aggiunto.

La risoluzione, adottata a Strasburgo, in Francia, indica che il Parlamento europeo è “scioccato” dalle notizie sulle azioni dei talebani contro “donne e ragazze, difensori dei diritti umani, persone LGBTI+, minoranze religiose ed etniche, giornalisti, scrittori, accademici e artisti”.

La risoluzione cita gli sciiti hazara come esempio di minoranza perseguitata, ma non fa specifico riferimento ai cristiani del Paese.

Adina Portaru, consulente senior del gruppo legale cristiano ADF International a Bruxelles, ha esortato “la comunità internazionale a fare tutto il possibile per garantire la sicurezza di coloro che affrontano un grave pericolo semplicemente a causa della loro fede”, ha affermato.

ADF International stima che 10.000 cristiani abbiano vissuto in grande pericolo da quando i talebani hanno preso il controllo del Paese di 38 milioni di persone. La maggior parte si è convertita dall’Islam al Cristianesimo, un atto punibile con la morte secondo la legge della Sharia. Per questo è di particolare rilevanza che le leggi e il diritto internazionale siano in grado di salvaguardare la vita delle minoranze cristiane perseguitate, martirizzate e respinte.

Dal SIT rivendichiamo la visibilità di tutti quei cristiani perseguitati e incoraggiamo la creazione di progetti che aiutino a migliorare queste comunità nei loro paesi di residenza. La libertà religiosa è un diritto di tutti.

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