I cristiani siriani mettono in guardia contro la crescente insicurezza e temono un nuovo esodo.
Le comunità cristiane in Siria hanno espresso crescente preoccupazione per l’escalation di violenza e instabilità nel Paese, una situazione che rischia di accelerare l’esodo di una delle più antiche presenze cristiane al mondo.
Diverse organizzazioni ecclesiastiche e umanitarie avvertono che il livello di persecuzione e vulnerabilità dei cristiani siriani è aumentato negli ultimi mesi, al punto da essere considerato “estremo” da organismi specializzati nella libertà religiosa.
La prolungata crisi politica ed economica, insieme agli scontri armati e alla presenza di gruppi radicali in diverse aree del Paese, ha aggravato le difficoltà in cui versano migliaia di famiglie cristiane. Chiese e associazioni umanitarie sul posto sottolineano che molte persone non dispongono delle risorse di base e stanno pensando di lasciare il Paese definitivamente.
Secondo le stime diffuse da organizzazioni internazionali, la popolazione cristiana siriana si è ridotta drasticamente nel corso dell’ultimo decennio e attualmente restano solo circa 300mila fedeli, a fronte degli oltre un milione e mezzo che risiedevano nel Paese prima dell’inizio della guerra. La perdita demografica mette a rischio anche la sopravvivenza di un patrimonio religioso e culturale con quasi duemila anni di storia.
I funzionari della Chiesa hanno chiesto alla comunità internazionale di non dimenticare le minoranze cristiane del Medio Oriente e hanno preteso misure che favoriscano la sicurezza, la ricostruzione e la permanenza delle famiglie nei luoghi di origine.
La situazione in Siria è così diventata uno dei principali motivi di preoccupazione per le organizzazioni che lavorano in difesa dei cristiani perseguitati e della libertà religiosa nel mondo.

