Il rapimento di massa di fedeli nelle chiese del nord della Nigeria allarma la Chiesa
Secondo Vatican News e organizzazioni a sostegno dei cristiani perseguitati, oltre 160 cristiani sono stati rapiti durante un attacco armato contro due chiese nello Stato di Kaduna, nel nord della Nigeria. L’incidente è avvenuto durante una funzione religiosa e ha riacceso le preoccupazioni per l’insicurezza che le comunità cristiane affrontano nella regione.
Secondo le testimonianze raccolte dai media locali, gruppi armati hanno circondato le chiese, bloccato le uscite e costretto i fedeli ad abbandonare gli edifici per poi condurli in aree boschive. L’operazione è stata descritta come organizzata e coordinata, una tattica comune negli attacchi perpetrati da bande criminali e gruppi estremisti nel nord della Nigeria.
Il rapimento si inserisce in un contesto di crescente violenza contro i leader religiosi e le comunità cristiane. Negli ultimi mesi, sono stati segnalati attacchi anche contro scuole cattoliche, villaggi e parrocchie in diversi stati del Paese. Vatican News ha sottolineato che numerosi sacerdoti e studenti sono stati rapiti di recente, mentre alcune vittime risultano ancora disperse.
L’organizzazione Open Doors ha indicato che la Nigeria rimane uno dei Paesi più pericolosi al mondo per i cristiani. Secondo il rapporto di monitoraggio del 2026, quasi 3.500 cristiani sono stati uccisi per motivi religiosi durante l’anno precedente.
Le autorità nigeriane hanno promesso di rafforzare la sicurezza a Kaduna e in altre regioni colpite dal conflitto, sebbene le organizzazioni umanitarie denuncino le risposte ufficiali come ancora insufficienti. Molte famiglie delle vittime vivono ora nel costante timore di ulteriori attacchi, mentre le chiese locali continuano a celebrare funzioni religiose sotto rigide misure di sicurezza.
La crisi umanitaria e religiosa nel nord della Nigeria rimane una delle principali preoccupazioni per le organizzazioni internazionali impegnate nella difesa della libertà religiosa.

